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  1. Bellissima!

  2. Bello

  3. E’ il ricordo di riflessioni interessanti. Grazie

  4. Mi pare che il dibattito abbia portato a considerazioni generalmente condivise che vanno soprattutto nel senso di enfatizzare una serie di “criticità potenziali” dello strumento digital, riconducibili forse non tanto allo strumento in sé quanto piuttosto al profilo di chi ne fa uso.

  5. Grazie Judith! Molto utile!

  6. Criticità interessanti che diventano spunti di lavoro collaborativo!!

  7. Di certo il modo attraverso cui le persone apprendono è cambiato, il digitale fa parte di questi cambiamenti, ma mi chiedo come si possa sviluppare una “cultura digitale” corretta e che ruolo possano avere i formatori, in prima persona, nell’influenzare l’idea che la digitalizzazione è un processo utile alle persone nel migliorare sia nei contesti lavorativi che nella vita quotidiana. Come già emerso, in moltissime situazioni, si tratta di influenzare una mentalità resistente all’uso delle ICT (restia per pigrizia, per cultura, per abitudine…) o che le usa in modo parziale, insufficiente. Credo che per sviluppare una “cultura digitale” si debba procedere per piccoli passi, in cui le persone devono fare esperienza (e quindi apprendere) quanto il digitale possa aiutarle e supportarle. Sono sempre dell’idea che sperimentare sia la miglior forma di apprendimento.

  8. La veloce evoluzione del digitale impone al formatore non solo una ripensamento delle metodologie didattiche sin qui utilizzate nella propria professione, ma anche una rifocalizzazione delle proprie responsabilità riguardo temi e qualità dei contenuti della formazione da selezionare nel coacervo della crescente mole di informazioni cui siamo quotidianamente sottoposti. Se è vero che vi è uno stretto rapporto tra la formazione del docente (o formatore) e la qualità della sua azione educativa e didattica allora ritengo si debba ripensare alla nostra formazione professionale ed alle nuove competenze da acquisire. Credo che conoscere l’evoluzione sociale ed economica, la forma e la sostanza dei saperi oggi necessari è la nuova sfida che dobbiamo raccogliere.

  9. La digitalizzazione impatta ogni aspetto della nostra vita, con una forza maggiore di evoluzioni precedenti. Mi è di riferimento McLuhan: “il medium è il messaggio”. Proporre attività nella galassia digitale corrisponde al dare le dispense stampate come è stata prassi della formazione fino a pochi anni fa. La domanda che mi faccio, quindi, è come utilizzare il digitale in modo che costi e benefici diano un bilancio positivo. Per rispondere sto guardando cosa succede nel mondo, sperimento, chiedo pareri, assaggio e compro, assaggio e lascio… una fase che credo si protrarrà, secondo me il mondo digitale si evolve velocemente ma confusamente. Quante persone sanno definire cosa sia “internet of things”, quali aziende hanno una politica definita sull’utilizzo dei mezzi… insomma, quante domande mentre si cercano risposte! 🙂

  10. Posto anche qui la riflessione di @sara sul tema

    Sicuramente indisciplinata nel rispetto dei numeri dei caratteri!

    1) Quali sono a tuo avviso le 6 competenze chiave che il manager di oggi dovrebbe avere?

    e-Lifelong-learning skills, Digital basic skills, e-Reputation skills,e-Communication skills, e-Entrepreneurship and innovation, e-Teamwork skills
    2) Se e come la formazione dovrebbe cambiare o adeguarsi per riuscire a preparare al meglio i manager alla digital revolution in atto?

    Negli ultimi anni le competenze relative all’ICT sono state oggetto di “attenzione” a livello Europeo e, anche se con lievi ritardi, incluse nell’offerta formativa presente in Italia. Tuttavia, a mio parere, le proposte formative risultano “deboli” o poco coerenti le metodologie formative applicate. È necessario ripensare alla “pedagogia nell’era digitale” Appare inoltre indispensabile sviluppare competenze specifiche nei formatori.

  11. Posto che ormai la formazione non può prescindere dalla digitalizzazione, uno dei problemi principali resta a mio avviso quello di far uscire i propri discenti dalla comfort zone, come facevo notare anche venerdì scorso sottolineando come ci sia una grosso scontro di tendenze nel mio pool di utenti: da una parte l’apertura all’apprendimento digitali, dall’altra la forte resistenza all’utilizzo di strumenti digitali nello svolgimento del proprio lavoro.
    Sono molto d’accordo con quanto dice Francesca: la digitalizzazione deve avvenire a piccoli passi, e il modo migliore per vincere le resistenze è far toccare con mano alle persone, con metodo sperimentale, quanto la tecnologia possa semplificar loro la vita.

  12. In Internet abbiamo una vasta disponiblità di informazioni e di strumenti che possono essere usati per la formazione. Ognuno di noi può selezionare e trovare ciò che gli è più congeniale. Ma cosa realmente funziona? Ci sono delle prassi consolidate e di provata efficacia che determinano l’apprendimento? Cosa funziona per tutti e cosa invece va adattato e personalizzato?

  13. leggendo i post e i commenti di tutti, mi vengono solo in mente domande: sulla correttezza/fonte dell’informazione, sulla responsabilità del formatore di assicurarsi che la fonte sia attendibile per esempio. Oppure mi chiedo se il canale digitale sia utile solo per determinati contenuti e non per altri. Stiamo osservando uno tsunami digitale che si sta insinuando in ogni aspetto del quotidiano, professionale e non. In treno osservavo che delle 7 persone che avevo sedute attorno TUTTE avevano cuffie e/o smanettavano sul tablet/cellulare e se avessi contato anche me stesso, avrei dovuto considerarne 8. Poi accadono cose strane: chi sono le social people e chi rifugge dalla relazione? Si tratta di chi smanetta sui social network o dei ragazzotti nerd che si ritrovano tra amici a giocare ai giochi di società? Sono stato a vedere la mostra su David Bowie a Bologna: eventone nazionale ultra sold out, a detta di tutti una wunderkammer strepitosa… beh l’ho vista e a parte un po’ di comprensibile idolatria a mio modesto parere la vera star della mostra era il dispositivo individuale al quale erano collegate le cuffiette: il dispositivo riconosce il punto esatto in cui si trova il visitatore e attiva in autonomia il brano, il dialogo, l’intervista in funzione di ciò che il visitatore si trova davanti, sfumando volumi e passaggi da un brano ad unaintervista per esempio. Potenza della tecnologia e in fondo del digitale. Risultato: un’esperienza immersiva ottima, zero necessità di interagire con il dispositivo e isolamento dagli altri visitatori che si aggirano nella sala in un fiume di sconosciuti che manco si scambiamo commenti, immersi nella “matrix” creata dalla mostra. Contenuti? si… interessante Ma anche qui il messaggio è il mezzo come si diceva in aula tra noi (mi pare Tommaso, ndr). Dawid Bowie era dappertutto ma il protagonista silenzioso, il Richelieu, il Rasputin, era il piccolo dispositivo che era in grado di offrire un’imersione completa. Oggi tecnologia e digitale sono prima di il contenuto e non il mezzo. Lo scambio, la relazione, la profondità sono il nuovo tabù. Provo a fare anche una provocazione: avete letto tutti i post qui sopra prima di postare il vostro? Hanno la stessa ricchezza della nostra aula? Allora in conclusione, abbiamo un bellissimo specchio in mano che sembra più interessante di ciò che riflette. Ha perso la sua funzionalità per conquistarsi una nuova soggettività. Così è oggi per noi il digitale, povere scimmie nude che guardano la luna indicandola riflessa nell’acqua del secchio. Mentre la luna sta in alto e se la ride. Scusandomi per la teatralità, in definitiva credo questo sia la nostra nemesi e il nostro monito. il Digitale deve aiutare a creare senso ma non è lui il protagonista. Ciao

  14. Mi ritrovo nell’affermazione per la quale il digitale riporterebbe al centro il processo, piuttosto che focalizzarsi sul contenuto, che può agevolmente darsi per scontato. Scontato, nel senso che la formazione elementare dei concetti base (chiamiamola formazione di primo livello), può essere affidata a dei supporti mediatici (es. video) e fruita dal discente coi suoi tempi e modi per poi presentarsi in classe (virtuale o meno) pronto per la pratica o l’approfondimento. Il processo di apprendimento, infatti, può dirsi concluso una volta raggiunta la “padronanza cognitiva”, quel buon equilibrio tra efficienza, efficacia e capacità di gestione che sostanzialmente costituisce l’autonomia di un soggetto quando opera in uno o più contesti. Accade spesso però, che lo scoglio, rappresentato da differenti stili e tempi di apprendimento, in una classe eterogenea, impedisca al docente di dedicarsi alla formazione di secondo livello, cioè quella che più di tutto renderebbe i discenti in grado di comprendere l’utilizzo dell’appreso, di farlo proprio e adattarlo ai propri contesti. Il digitale è certamente un ottimo aiuto, per percorsi di formazione che meglio raggiungono lo scopo.

  15. La prima considerazione che mi sorge spontanea è quella di dirvi grazie per la ricchezza dei contributi postati, stimolo per me di numerose considerazioni ….davvero il digitale per chi si occupa di formazione (ma non solo ) apre a sconfinate riflessioni ….una su tutte mi sembra una questione di confine.. mi spiego meglio: alla luce del digitale (a me non viene ancora scriverlo con la maiuscola), dove finisce il contenuto e dove inizia il contenitore..?? in termini di processo (digitale) dove termina la formazione di primo livello e dove essa lascia spazio al secondo livello..?? In altre parole, ripensando a qualche esperienza vissuta: dapprima era l’Aula ove il discente si recava (a volte ossequioso) per apprendere; vi è stata e vi è poi l’esperienza del training on the job, come dire ..a casa del discente….ma con il digitale apriamo all’ipotesi di una terza posizione….un luogo per certi versi virtuale…..ma allora dove il confine tra un luogo ed un non-luogo…?? Tradotto in termini pratici – e qui penso all’approccio (non senza alcune fatiche) di un “immigrato digitale” al cospetto dei propri discenti…quale messaggio passa..? – vedo un enorme spazio nuovo per sperimentare, per co-creare, per attenzionare il come più del cosa… (che appare scontato e fruibile in luoghi e tempi da definire)….

  16. Dei numerosi spunti sopra pubblicati direi che i miei 5 sono: a) il ruolo del docente e-learning che diventa inevitabilmente un produttore di contenuti, anche solo semplicemente partendo da contenuti non suoi in origine (possiamo pensare ad un continuo processo di co-creazione senza limiti di spazio/tempo); b) il mondo digitale contribuisce notevolmente a focalizzare gli stili di apprendimento: di nuovo tanti, variegati, com-presenti e com-prendenti stili comunicativi diversi per discenti diversi; c) laboratorio di sperimentazione aperto e continuo che amalgama i livelli diversi rispetto alla capacità di utilizzo del digitale da parte dei discenti; d) un grado di autonomia e responsabilità richiesto al discente in direzione comunque di una maggior partecipazione digitale; e) le OERs per i manager: brevi, autorevoli, adattate ed aggiungerei incisive – a dire le competenze di leadership dentro il contesto digitale.

  17. auguri a tutti.
    fate i bravi (poco)
    divertitevi (il giusto)
    bevete (tanto)

  18. Great!